09/05/2009

Camilla

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Di Simona C.(Genova)
 
Ciao, io sono Camilla, universalmente nota come Cami. La strada è stata la mia casa, l'asfalto il mio cuscino. Dire che ero bella è tremendamente riduttivo. Dire che ero dolce, una banalità quasi offensiva. Un frizzante mattino di febbraio compaio dal nulla e mi butto letteralmente tra i piedi di una tizia a due zampe che ha l'aria scocciata e assonnata. Io - che di dormire me ne intendo - mi domando dove vadano gli umani così presto al mattino... se hanno così sonno, perché non fanno come noi e si girano sull'altro fianco? Beh dicevo... sbarro la strada all'addormentata in piedi che mi guarda, mi fa una carezzina stitica e mi chiede "Perché miagoli? Stai male?" "Miagolo perché sono una gatta, rimbambita! Allora tu, se parli vuol dire che stai male? Mah..." Finisce lì, ma poi la rivedo e la cerco di nuovo e ancora e ancora. Lei, che non ama i gatti in modo particolare, mi guarda senza vedermi, continua a domandarsi cosa voglio e tira dritta. Però è una tizia strana... dà un nome a tutto lei, a suoi peluches, alla sua moto, persino alla macchina... così ne appioppa uno anche a me: MICIO CAMILLO! Mondo cane, non vede che sono una femmina, come lei? Ma chi mi sono andata a cercare??? Una sera, mossa a pietà, scende con due ciotole, una di latte e l'altra con avanzi della sua cena... io non tocco cibo, non ho fame di pappa! Voglio la sua mano sul mio corpicino, voglio affetto, gioco, carezze, calore. Se ne accorgerà prima o poi questa qui? Se n'è accorta (anche che sono una Camilla) e butta alle ortiche tutti gli stupidi convincimenti che vogliono noi gatti falsi, interessati, freddi e diffidenti. Da quel momento, le ho dato tutto quello che avevo. Non c'è stato giorno che non le sia corsa incontro quando la vedevo arrivare, con il sole e con la pioggia, con la tramontana e con l'afa. Quanto ci divertivamo a giocare con un semplice rametto... lei me lo faceva passare sotto il naso e io saltavo e correvo e dribblavo i suoi piedi come il migliore dei centravanti. La mia passione erano i lacci delle sue scarpe marroni, quelle di mezza stagione... quante volte glieli ho slacciati e come rideva lei! Più dispetti le facevo, più lei mi adorava... sì, "adorare" è il termine appropriato. Mi guardava intensamente nei miei occhi verdi/gialli e si avvicinava a me, sino a che ci trovavamo naso a naso. Tutte e due avevamo una fiducia illimitata nell'altra, nessuna avrebbe mai fatto del male all'altra. La mia amica a due zampe mi parlava, tra lo sguardo divertito o compassionevole dei suoi simili che non sempre comprendevano l'unicità della nostra amicizia. Una sera la vidi arrivare spaventata, frastornata. Mi accarezzò, ma aveva un tocco nervoso, agitato. Mi disse "Cami, in che mondo cattivo viviamo! Ciao, ci vediamo" e scappò via. Non era da lei. Non ho mai capito cosa avesse quella sera; ricordo solo che era un 11 settembre e che mi aveva comunicato un'angoscia che mai avevo avvertito in lei. Tra le tante mattane che ha fatto con me, l'amica a due zampe una sera mi ha avvolto in una sciarpa e io sopportato, come sempre, paziente e ormai rassegnata alle sue bonarie pazzie. "Cami è interista" mi ha detto e mi ha stropicciato per bene, come piaceva tanto a me. Interista? E che è? E' matta questa? Ho scelto il periodo peggiore per sparire... Natale. Il vuoto che ho lasciato è stato devastante, però ho insegnato tanto: l'amore incondizionato, sincero di un gatto è un dono al quale non puoi più rinunciare se hai avuto la fortuna e l'onore di conoscerlo. In ogni micio, la mia amica vede me, cerca me, ma sbaglia. Io ero unica, come unici sono tutti i miei simili. Bisogna solo trovare la chiave giusta. Ma ora lei sa come amare e farsi amare da un gatto: gliel'ho insegnato io, in tre meravigliosi anni, passati a rincorrerci, giocare e parlare, ognuna la propria lingua.

17:47 Scritto da: malykaa in Vita da gatti | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | Tag: camilla, gatti | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

Margherita

 
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Di Simona C. (Genova)
 
Ciao, io sono Margherita, l'unica superstite del trio delle meraviglie "Cami-Vinnie-Margie". La leggenda narra che io sia la sorella di Cami, nonché mamma di Vinnie. Ho avvertito il dolore straziante della nostra amica a due zampe quando è sparita mia sorella. Vagava nei nostri punti di ritrovo abituali, chiamava "Cami, Cami" e i suoi occhi non erano più ridenti e ammirati, ma disperati e impotenti. La vedevo piangere senza ritegno e io la seguivo, silenziosa e diffidente, ma presente. Io, a differenza di Cami, non mi lasciavo toccare. Ci ho messo un po' a lasciarmi andare, anche quando sono rimasta sola con lei (3 anni e 8 mesi per la precisione). Ho sentito il suo dolore e la sua ferma decisione a non voler più complicazioni. Mi diceva "No, guarda Margie, vai... basta gatti" ogni volta che l'avvicinavo, ma non ho desistito e, neanche a dirlo, ho vinto io. Non sono come Cami... ho mantenuto un certo punto "X" oltre il quale non si passa. Tiro fuori le unghie spesso e volentieri, ma per me è sempre un gioco... non le voglio certo fare del male. Che bello quando arriva con il sacchettino della mia pappa! (perché io mangio... mica come la Camilla!) Dopo mesi di paragoni con la mia illustre sorella, finalmente la mia amica mi ha accettato per quella che sono, un individuo a sé stante, con una propria personalità e un proprio carattere, esattamente come quelli della sua specie. Sono lunatica, dolce se mi va, carognetta quando mi pare, anche se ora ho capito che lei vuole solo volermi bene, rispettando totalmente la mia natura e la mia indole. Siamo diventate una coppia formidabile... ci cerchiamo, giochiamo e anch'io sono diventata un'inquilina della sua casa a quattro ruote... i sedili posteriori sono uno sballo! Anch'io sono sparita una decina di giorni (sono stata operata, ma nessuno aveva avvisato la mia compagna che si è trovata a ripercorrere un percorso doloroso già sperimentato). Quando sono tornata, l'ho aspettata all'angolo della strada e quando ho visto la sua macchina, mi ci sono quasi buttata sotto. Lei ha posteggiato in mezzo alla strada ed è scesa, piangendo; poi ha armeggiato con un telefono e l'ho sentita parlare con il Guido (bel bipede, amico anche lui di noi mici, compagno di casa del fratello Denver, anch'egli ospite di questo Micificio). Poverina, mi sono detta vedendola piangere, e allora mi sono coricata sulla schiena per farle vedere la ferita... c'ho guadagnato doppia razione di pappa e tripla di coccole (che non fanno mai male...). C'era un ventaccio, quella sera, terribile, di quelli che mi drizzano il pelo, ma a nessuna delle due sembrava importare. C'eravamo ritrovate... il resto non contava. Io - che non sono la Cami - non do confidenza ad altri umani. Neanche loro sono tutti uguali, nel bene e nel male. Me lo dice anche la mia amica che conosce i suoi simili molto meglio di me e io le credo, ciecamente, perché lei ha la mia fiducia e so che non la tradirà mai. 
Marghe ci ha lasciato i suoi miao nell'aria ed il suo calore all'inizio del 2007. L'immagino nel paradiso dei Gatti con i suoi amici a quattro zampe.

17:40 Scritto da: malykaa in Vita da gatti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: gatti, racconti | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

Denver

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Di Simona C. (Genova)
Ciao, io sono Denver, 8 kg di gatto nero d'appartamento. La bipede non è la mia padrona, ammesso che si possa parlare di "padroni" quando ci siamo di mezzo noi felini. E' una che bazzica in casa mia da oltre 14 anni, intorno a uno dei miei coinquilini. Appena arriva in casa, mi saluta "Ciao, gatto". Se ho la malaugurata idea di risponderle appena appena con un "Miao", è finita... Attacca a parlare, ad accarezzarmi, a stropicciarmi... Che stancacervelli! Io sono un ragazzo burbero, che si concede con il contagocce... 10-20 secondi al massimo, poi basta così. Ma lei va sempre oltre e allora io tiro fuori denti e unghie e la rimetto al suo posto. Non ha ancora capito che con me si deve accontentare di quel poco che le concedo... non sono uno dei suoi amici randagi, non ho bisogno della sua costante attenzione, ho i miei spazi e la mia autonomia che non intendo dividere con nessuno. Il mio quasi totale disinteresse nei suoi confronti rasenta spesso la comicità. Sono quello che gli umani definiscono "faccia di bronzo"; l'indifferenza che spesso esprimono i miei occhi è da cabaret. Incarno alla perfezione il concetto di anarchia, quella pacifica, quella autentica e non consento né a lei né a nessun altro di opprimere la mia personalità libera, indomita e indomabile. A volte, in fondo in fondo, le sue attenzioni mi lusingano e forse mi piacciono... ma per carità, non diteglielo... sennò chi me la leva più d'intorno? Forse le voglio anche bene, ma a modo mio! Poche smancerie, da vero gatto, di quelli "che non devono chiedere, mai"!

17:34 Scritto da: malykaa in Vita da gatti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gatti vita | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook