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30/05/2009
Il gatto Newton

questione, lasciando il micio confuso sulla scomparsa della mollica. Sul pavimento non c’era, così come nel resto della stanza, quindi, dopo la vana ricerca, fissò il proprio padrone con aria interrogativa. Insomma il gatto aveva visto partire la pallina ma perché non era ricaduta come al solito sul pavimento? Lo scrittore confezionò così un’altra pallina e, secondo il suo racconto, riuscì immediatamente ad indirizzarla dietro al quadro. Ora, sinceramente sulla mira da Buffalo Kid di Chanpfleury nutriamo qualche dubbio (più probabile che abbia effettuato più tentativi), molti di meno, conoscendo le capacità feline, sul resto del racconto. Il gatto osservò la traiettoria del lancio, si avvicinò al quadro, ebbe un attimo di riflessione, poi, deciso, si alzò sulle due zampe posteriori e con quelle anteriori lo colpì in modo da farlo scostare per un attimo dal muro. Le palline caddero in terra per la gioia e la golosità del micio. Fu così che il gatto di Chanpfleury scoprì la gravità un po’ come Newton, solo che al posto dell’albero e della mela questa volta c’era un quadro e due molliche di pane.
12:32 Scritto da: malykaa in Gatto amico | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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14/05/2009
Io amo i gatti

Io amo i gatti.
Amo la loro grazia e la loro eleganza.
Amo la loro indipendenza
e la loro arroganza
e il modo in cui mentono e ti guardano,
giudicandoti,
con quello sguardo snervante, immoto, ipercritico…
(J. Stranger)

Quando lo chiamavano
fingeva di non sentire,
ma arrivava un pò dopo
quando poteva sembrare
che avesse deciso di venire
spontaneamente…
( A. Weigall)
19:08 Scritto da: malykaa in I gatti in poesia | Link permanente | Commenti (3) | Segnala
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Il gatto in un appartamento vuoto (Wislawa Szymborska)

Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era,
e poi d'un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani si è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos'altro si può fare.
Aspettare e dormire.
Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.
19:05 Scritto da: malykaa in I gatti in poesia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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Romanità(Trilussa)

- Grazie, madama, nun me serve gnente:
io nun magno che trippa nazzionale!
19:02 Scritto da: malykaa | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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IL gatto(Charles Baudelaire)

18:56 Scritto da: malykaa in I gatti in poesia | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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LA gatta (Umberto Saba)

La tua gattina è diventata magra.
Altro male non è il suo che d'amore:
male che alle tue cure la consacra.
Non provi un'accorata tenerezza?
Non la senti vibrare come un cuore
sotto alla tua carezza?
Ai miei occhi è perfetta
come te questa tua selvaggia gatta,
ma come te ragazza
e innamorata, che sempre cercavi,
che senza pace qua e là t'aggiravi,
che tutti dicevano :"È pazza".
È come te ragazza.
18:47 Scritto da: malykaa in I gatti in poesia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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09/05/2009
Camilla

17:47 Scritto da: malykaa in Vita da gatti | Link permanente | Commenti (4) | Segnala
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Margherita

Ciao, io sono Margherita, l'unica superstite del trio delle meraviglie "Cami-Vinnie-Margie". La leggenda narra che io sia la sorella di Cami, nonché mamma di Vinnie. Ho avvertito il dolore straziante della nostra amica a due zampe quando è sparita mia sorella. Vagava nei nostri punti di ritrovo abituali, chiamava "Cami, Cami" e i suoi occhi non erano più ridenti e ammirati, ma disperati e impotenti. La vedevo piangere senza ritegno e io la seguivo, silenziosa e diffidente, ma presente. Io, a differenza di Cami, non mi lasciavo toccare. Ci ho messo un po' a lasciarmi andare, anche quando sono rimasta sola con lei (3 anni e 8 mesi per la precisione). Ho sentito il suo dolore e la sua ferma decisione a non voler più complicazioni. Mi diceva "No, guarda Margie, vai... basta gatti" ogni volta che l'avvicinavo, ma non ho desistito e, neanche a dirlo, ho vinto io. Non sono come Cami... ho mantenuto un certo punto "X" oltre il quale non si passa. Tiro fuori le unghie spesso e volentieri, ma per me è sempre un gioco... non le voglio certo fare del male. Che bello quando arriva con il sacchettino della mia pappa! (perché io mangio... mica come la Camilla!) Dopo mesi di paragoni con la mia illustre sorella, finalmente la mia amica mi ha accettato per quella che sono, un individuo a sé stante, con una propria personalità e un proprio carattere, esattamente come quelli della sua specie. Sono lunatica, dolce se mi va, carognetta quando mi pare, anche se ora ho capito che lei vuole solo volermi bene, rispettando totalmente la mia natura e la mia indole. Siamo diventate una coppia formidabile... ci cerchiamo, giochiamo e anch'io sono diventata un'inquilina della sua casa a quattro ruote... i sedili posteriori sono uno sballo! Anch'io sono sparita una decina di giorni (sono stata operata, ma nessuno aveva avvisato la mia compagna che si è trovata a ripercorrere un percorso doloroso già sperimentato). Quando sono tornata, l'ho aspettata all'angolo della strada e quando ho visto la sua macchina, mi ci sono quasi buttata sotto. Lei ha posteggiato in mezzo alla strada ed è scesa, piangendo; poi ha armeggiato con un telefono e l'ho sentita parlare con il Guido (bel bipede, amico anche lui di noi mici, compagno di casa del fratello Denver, anch'egli ospite di questo Micificio). Poverina, mi sono detta vedendola piangere, e allora mi sono coricata sulla schiena per farle vedere la ferita... c'ho guadagnato doppia razione di pappa e tripla di coccole (che non fanno mai male...). C'era un ventaccio, quella sera, terribile, di quelli che mi drizzano il pelo, ma a nessuna delle due sembrava importare. C'eravamo ritrovate... il resto non contava. Io - che non sono la Cami - non do confidenza ad altri umani. Neanche loro sono tutti uguali, nel bene e nel male. Me lo dice anche la mia amica che conosce i suoi simili molto meglio di me e io le credo, ciecamente, perché lei ha la mia fiducia e so che non la tradirà mai.
17:40 Scritto da: malykaa in Vita da gatti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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Denver
Di Simona C. (Genova)
Ciao, io sono Denver, 8 kg di gatto nero d'appartamento. La bipede non è la mia padrona, ammesso che si possa parlare di "padroni" quando ci siamo di mezzo noi felini. E' una che bazzica in casa mia da oltre 14 anni, intorno a uno dei miei coinquilini. Appena arriva in casa, mi saluta "Ciao, gatto". Se ho la malaugurata idea di risponderle appena appena con un "Miao", è finita... Attacca a parlare, ad accarezzarmi, a stropicciarmi... Che stancacervelli! Io sono un ragazzo burbero, che si concede con il contagocce... 10-20 secondi al massimo, poi basta così. Ma lei va sempre oltre e allora io tiro fuori denti e unghie e la rimetto al suo posto. Non ha ancora capito che con me si deve accontentare di quel poco che le concedo... non sono uno dei suoi amici randagi, non ho bisogno della sua costante attenzione, ho i miei spazi e la mia autonomia che non intendo dividere con nessuno. Il mio quasi totale disinteresse nei suoi confronti rasenta spesso la comicità. Sono quello che gli umani definiscono "faccia di bronzo"; l'indifferenza che spesso esprimono i miei occhi è da cabaret. Incarno alla perfezione il concetto di anarchia, quella pacifica, quella autentica e non consento né a lei né a nessun altro di opprimere la mia personalità libera, indomita e indomabile. A volte, in fondo in fondo, le sue attenzioni mi lusingano e forse mi piacciono... ma per carità, non diteglielo... sennò chi me la leva più d'intorno? Forse le voglio anche bene, ma a modo mio! Poche smancerie, da vero gatto, di quelli "che non devono chiedere, mai"!
17:34 Scritto da: malykaa in Vita da gatti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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07/05/2009
Pallina

sono passati quattro anni da quando te ne sei andata… e sembra ieri.
Credimi, non è passato un giorno, da quel triste 10 ottobre 2003 che io non abbia rivolto un pensiero a te, con tanta nostalgia.
Pochi giorni fa sono venuta a conoscenza di questo splendido sito dedicato ai gatti che non ci sono più, e così ho voluto farti questa dedica, sono sicura che ne sarai felice.
Eri arrivata sotto casa nell’agosto 1994, probabilmente abbandonata da qualche “figlio di …”, ti guardavo dal balcone, eri insieme ad altri gatti ed ho iniziato a portare giù del cibo. Ma tu, il tuo sguardo, era speciale, non mangiavi subito, prima mi facevi le fusa e mi guardavi con i tuoi meravigliosi occhi verdi. Ci siamo scelte, e così nato un amore durato nove anni. All’inizio mi seguivi per le scale e ti fermavi da me solo la notte, poi quando al mattino andavo al lavoro, scendevi con me e mi aspettavi. Mi venivi incontro, riconoscevi la mia auto, quanta tenerezza... Poi, dopo due mesi circa, a ottobre, un mattino hai voluto restare a casa e… ne sei diventata la Regina. Da allora ogni sera rientravo felice, perché sapevo che c’eri tu ad aspettarmi. Dopo cena, ci facevamo tante coccole, mi “pestavi” con le zampine, ciucciavi la maglia di lana come prendessi il latte e poi ti mettevi a pancia all’aria, batuffolina. Avevi tanta paura dei temporali e ti nascondevi sotto il letto. Ti piaceva mangiare l’erba che ti facevo trovare nei vasi, dopo la pappa e l’acqua fresca.
Quanto affetto ci siamo date l’un l’altra e quante belle vacanze sempre insieme in montagna, in Val d’Aosta, in Val Susa, e soprattutto a Limone Piemonte (la tua prima vacanza), dove vado ancora adesso ogni anno, ed ogni volta che entro in quella casa che affitto mi ricordo di quando ci venivo con te… giorni sereni… giorni felici.
Non ti piaceva molto viaggiare in auto, rimettevi, forse pativi la macchina ma quando arrivavamo esploravi, annusavi per aria e poi eri subito a tuo agio e iniziavi i tuoi ron-ron.
Fino a quando hai iniziato a dimagrire, mangiavi e rimettevi, bevevi molto. Ti ho portata dal veterinario, analisi del sangue: avevi la tiroide ingrossata e una insufficienza renale. Ti ho curata e dato medicine e cibo speciale. Sembrava che stessi meglio, poi a settembre hai iniziato a peggiorare, ma io speravo sempre. E quel triste venerdì di ottobre, la malattia ti ha portata via da me. Ricordo nitidamente, come fosse ieri, quando alle 18 sono rincasata dal lavoro… e ti ho visto immobile e fredda nella tua cesta. La disperazione di non averti potuto guarire e salvare, dopo sei mesi di cure… mi è sembrato di morire anch’io. Ti ho presa in braccio, scossa dai singhiozzi e ti portata dal veterinario, pregandomi di farmi avere le tue ceneri, ma purtroppo in Italia non è possibile.
Te ne sei andata e quello che non potrò mai perdonarmi è di averti lasciato morire da sola e non fra le mie braccia. Al mattino ti avevo detto “ci vediamo stasera, Pallina, riposati, torno presto”… Se solo fossi stata a casa dal lavoro quel giorno, contavo i minuti per tornare da te, ma non ho fatto in tempo…
Pallina con il tuo amore mi hai insegnato che gli animali sono molto meglio delle persone, amano sinceramente, fedelmente, senza riserve. Nella mia vita non ho sofferto per nessuno tanto quanto per la tua perdita. Eravamo un’anima unica.
La casa era triste e vuota, così circa due mesi dopo sono andata in una Colonia e sono stata scelta da Luna, una gattona bianca e nera e ora abbiamo un grande feeling. Ogni tanto le parlo di te e lei mi guarda e fa le fusa. Sai Pallina, sul mio comodino ho messo una delle tue foto più belle e talvolta Luna, la sera, si siede vicino alla foto e inizia a ronfare. Forse mi hai mandato tu Luna, se è così ti ringrazio.
Mi manchi tanto, ma penso che anche se fisicamente non ci sei più, tu vivi ancora perché io ti ricordo e ti ho nel mio cuore, così per sempre.
Non si muore veramente quando chi ti ha amato ti fa vivere nel proprio cuore.
Un giorno ci rivedremo Pallina, e non ci lasceremo più perché quando verrà la mia ora pregherò di farmi andare nel Paradiso degli Animali anziché in quello degli uomini, e so che tu sarai là ad accogliermi insieme a tanti gatti e cavalli.
Ciao patatina, un bacione dalla tua
Laura (nome felino: Jala) e Luna
3/10/2007
00:44 Scritto da: malykaa in Il paradiso dei gatti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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