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20/04/2009
Il gatto non c'è.

Il gatto non c'è.
Non si trova in casa.
Non c'è sotto il letto,
Dietro la poltrona,
Nell'armadio. Non c'è!
Mille aghi di ghiaccio nel mio cuore.
Colpa, colpa, colpa.
E colpa mia, perché è successa
Una disgrazia al gatto!
Vuoto enorme, cosmico.
Vuoto di Gatto.
Il cuore ghiacciato mi si spezza e cade.
Un pezzo di ghiaccio per terra.
Lo calpesto.
Il nome del gatto risuona ed esplode
In una dimensione senza tempo.
Un'ombra si stacca dal muro. E' tornato!
lo stringo, mi sciolgo con lui.
Grazie, Gatto!
E' mio di nuovo, ma nelle sue pupille
Si specchia ancora
Quel che ha visto nell'Oltre il Muro...
17:41 Scritto da: malykaa in Racconti di gatti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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Il nostro gatto va in paradiso

Il nostro gatto fu rapito in cielo. Le grandi altezze non gli erano mai piaciute, così cercò di affondare gli artigli nella cosa, qualunque fosse – serpente invisibile, mano gigante, o aquila – che lo faceva salire in quel modo, ma non ebbe fortuna.
Quando arrivò in paradiso trovò un vasto campo. C’erano un sacco di affarini rosa che correvano da tutte le parti, tanto che all’inizio pensò che fossero topi. Poi vide Dio seduto su un albero. Attorno volavano angeli dalle bianche ali frementi; emettevano versi di colombe. Ogni tanto Dio allungava una grande zampa pelosa, ne ghermiva uno e se lo sgranocchiava. Il terreno sotto di lui era coperto di ali strappate.
Il nostro gatto si mosse con grazia verso l’albero.
“Miao” salutò.
“Miao” rispose Dio. In affetti, era più un ruggito.
“ho sempre pensato che tu fossi un gatto” disse il nostro gatto, “ma non ne ero sicuro”.
“In paradiso tutto si svela” ribatté Dio. “questa è la forma che ho scelto per rivelarmi a te”.
“Sono lieto che non sei un cane” continuò il nostro gatto. “Credi che potrei riavere i miei testicoli?”
“Naturalmente” rispose Dio. “Sono là dietro quel cespuglio”.
Il nostro gatto aveva sempre saputo che i suoi testicoli dovevano essere da qualche parte. Un giorno si era svegliato dopo un sogno piuttosto brutto e non li aveva più trovati. Li aveva cercati ovunque – sotto i divani, sotto i letti, dentro gli armadi – e invece erano sempre stati là, in paradiso! Raggiunse il cespuglio ed eccoli. Si riattaccarono subito.
Il nostro gatto era molto contento. “Grazie” disse.
Dio si stava lavando i lunghi baffi eleganti. “De rien” rispose.
“Sarebbe possibile aiutarti ad acchiappare qualche angelo?” domandò il nostro gatto.
“le grandi altezze non ti erano mai piaciute” rispose Dio, stiracchiandosi lungo il ramo, al sole. Avevo dimenticato di dirlo. C’era il sole.
“Vero” ammise il nostro gatto. C’era stato un incidente con un pompiere e una scala che preferiva dimenticare. “Magari qualche topo?”
“Non sono topi” rispose Dio. “ma prendine pure quanti ne vuoi. Non ucciderli subito. Falli soffrire.”
“vuoi dire giocare con loro?” chiese il nostro gatto. “mi mettevo sempre nei guai, per questo”.
“E’ una questione di semantica” disse Dio. “Qui non ti metti nei guai”.
Il nostro gatto decise di ignorare il commento, dato che non sapeva che cosa volesse dire ‘semantica’. Non voleva fare brutta figura. “Se non sono topi che cosa sono?” chiese. Ne aveva già artigliato uno. Lo tenne giù, sotto la zampa. Scalciava, e strillava flebilmente.
“Sono anime degli esseri umani che sono stati cattivi sulla terra” spiegò Dio, socchiudendo gli occhi giallo-verdi. “Adesso scusami, è l’ora del mio pisolino”.
“Ma allora cosa ci fanno in paradiso?” chiese il nostro gatto.
“il nostro paradiso è il loro inferno” rispose Dio. “Mi piace un universo equilibrato”.
17:31 Scritto da: malykaa in Il paradiso dei gatti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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Zingarella
Poi ci sono i gatti di strada.
Ogni mattina metto fuori, sul sentiero, delle ciotoline con l'acqua ed il mangiare per loro.
Ma una gattina bianca e marrone, scavalcando ogni volta la recinzione entra nel giardino, non gli interessa il cibo, vuole essere accarezzata e stare in giardino.
Io la rimetto sempre fuori, lei sale su di un albero e ci resta per delle ore a guardare la casa e noi che ci viviamo.
E' una gattina dolce, mansueta, ma molto ostinata ed ogni mattina la troviamo nel giardino davanti la porta di casa.
Alla fine accetto questa situazione e le dò il mangiare vicino la casa, poi lei se ne và. Ma la vedo sempre lì intorno.
Alcune volte viene tutta sporca e col pelo nero, come se fosse entrata dentro un camino, la lavo e lei si lascia lavare.
E' buonissima e non miagola mai.
Alcuni giorni fa ho visto che non andava più via e dormiva la notte sopra un mobiletto che sta in giardino vicino alla finestra.
E ogni volta che aprivo la porta lei entrava in casa, dopo un metro si fermava e mi guardava, e attendeva lì immobile. Cosa attendeva? Un accoglienza?
La tentazione di tenerla era molto forte, ma poi pensavo a tutti gli altri gatti che erano fuori, che fare? Prenderli tutti?
No, in casa ho già due gatte.
Quindi la prendevo in braccio e la rimettevo fuori.
Ha passato la notte sul mobiletto vicino alla finestra, ma al mattino non c'era più.
Ho pensato, ecco ha capito che non posso accoglierla.
Per un giorno non l'ho vista,sentivo la sua mancanza, ho guardato in tutti i posti dove sapevo che andava, ma non c'era.
Poi la sua ricomparsa, sul vialetto del giardino, accasciata a terra tutta sporca e nera, come non succedeva da tanto tempo.
La raccolgo, è stremata e capisco subito che sta molto male.
La porto dentro casa e dopo averla pulita un pò, la adagio dentro una cesta, la copro con dei panni e la metto vicino al calorifero (i gatti amano molto il caldo), sta distesa su di un fianco mezzo arrotolata, tiene gli occhi chiusi e sembra si sia addormentata.
Voglio che riposi, non devo disturbarla, ma sono preoccupato e vado a vederla; sollevo la copertina che le ricopriva il corpo e lei lievemente sposta il capo e miagola piano. Che mi avrà detto?
Dopo un pò, è morta, ed ho sentito un dolore lancinante.
Mi sono chiesto: da dove venivi? Sei nata in qualche casa e ti hanno abbandonata?
Cercavi un'altra casa che ti accogliesse?
Se ritorni, ti prendo e starai sempre in casa.
Ciao piccolina, non hai un nome, nessuno ti chiamava.
Io ti chiamavo Zingarella perché eri sempre in giro.
16:53 Scritto da: malykaa in Il paradiso dei gatti | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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03/04/2009
Trudy

21:52 Scritto da: malykaa in Racconti di gatti | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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Morticia

Dolcezza mai dimenticata
dolcezza dei tuoi occhi profondi
ricordi di anni altrove
per te ricompensati
Amore puro.
20:03 Scritto da: malykaa in Il paradiso dei gatti | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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01/04/2009
Ode al gatto.

imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Piano piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono nèi, grazia. volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.
L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole essere solo gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.
Non c'è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio,
e l'elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
fessura
per gettarvi le monete della notte.
Oh piccolo
imperatore senz'orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l'immacolato piede del gatto.
Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un
irreperibile velluto,
probabilmente non c'è
enigma
nel tuo contegno,
forse sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.
Io no.
Io non sono d'accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl'imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare il gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d'oro stanno nei suoi occhi.
18:40 Scritto da: malykaa in I gatti in poesia | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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Un gattino abbandonato

L’accolgo, lo riscaldo, lo nutro.
Mi commuove il pianto accorato,
è sempre l’amore che prevale e mi lega,
dolce è la magia di questa creatura smarrita
profonda è la pietà che mi pervade,
resto commosso e felice
e come d’incanto mi perdo.
Piccola creatura
Come visione appari agli occhi miei.
Non hai più le tenere cure della mamma.
Posso abbracciarti,asciugare il tuo pianto,
posso nutrirti e consolarti,
poi col tempo diventeremo amici
in una perfetta affinità.
Ora riposa, dormi, sogna beato.
Sono vicino a te, non sei più solo.
Leopoldo Persidi
01:05 Scritto da: malykaa in I gatti in poesia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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Il piccolo Lazzaro

Pietà Pietà
per questa povera creatura
è soltanto un cucciolo maremmano,
quasi senza volto,forse cieco.
Piagato in tutto il corpo,
emana un odore di carne dolciastra
è un morto dolorante che cammina.
Silenzioso passa,mattino e sera
mangia con i gatti “in disparte”;
poi s’incammina e come un fantasma
si perde nella campagna.
Un giorno Lazzaro è scomparso.
Avrei voluto e dovuto essergli vicino
il giorno del trapasso
e come amico pietoso consolarlo.
Quanto dolore e quanta sofferenza,
nessuno mi ha aiutato,faceva ribrezzo.
Lo sto ancora piangendo.
È un sentimento sentito,dovuto
che mi riempie d’angoscia.
Leopoldo Persidi
01:03 Scritto da: malykaa in I gatti in poesia | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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Preghiera del Gatto

Signore Iddio, sorgente di ogni vita e Padre amoroso di ogni essere vivente, guarda con tenerezza anche me, un gatto, piccolissima Tua creatura.
Tu che conosci e comprendi ogni cosa, perché di ogni cosa sei origine e linfa, ascolta anche la mia vocina, perché tutto ciò che esiste ha il dovere e il diritto di rivolgersi a Te che l'hai chiamata all'essere e lo mantieni nell'essere per un motivo preciso, nella Tua provvidente bontà.
Io Ti ringrazio, a nome di tutta la specie che oggi Ti parla con il mio miagolìo di preghiera, di avermi creato e creato gatto, così come sono: morbido, allegro, elegante, seducente, dignitoso, infinitamente tenero con chi si prende cura di me.
Grazie, Signore, per aver creato tutto ciò che riscalda: il sole, alla luce del quale mi distendo a dormire appena si annuncia primavera; il fuoco del camino, accanto al quale mi piace indugiare quando l'inverno fuori è troppo rigido; le ginocchia della creatura umana che io amo e che mi ama, sulle quali mi acciambello in ogni stagione, perché quello è un calore che scalda anche il mio piccolo cuore, l'unico che mette in moto quel motorino di cui mi hai dotato e mi fa fare le fusa.
Tu mi hai posto accanto agli uomini per dare loro un motivo di gioia in più, ma non sempre l'uomo Ti capisce, Signore. Nella sua arroganza, troppo spesso crede di essere il padrone della natura e non comprende di esserne solo l'espressione più bella e perfetta e si crede in diritto di usare di noi - animali di tutte le specie, non solo gatti - secondo il suo capriccio, troppe volte con crudeltà.
Restituisci all'uomo, Signore, l'umiltà di riconoscersi creatura tra le creature, fratello maggiore e non tiranno, tutore e non padrone di tutto ciò che esiste sulla terra.
Fa' che usi della sua intelligenza, scintilla divina di cui lo hai reso partecipe, per imparare a comprendermi con buona volontà, superando i pregiudizi e i luoghi comuni a causa dei quali, di volta in volta, mi ha definito egoista, traditore, infido, capace di abbandono.
Signore, perdonami l'audacia, ma queste sono caratteristiche umane: essi si tradiscono e si abbandonano tra loro; tradiscono la nostra fiducia e ci abbandonano sulla strada non appena diveniamo d'impaccio ai loro programmi; molte volte tradiscono e abbandonano anche Te. E nella notte della Sua angoscia tradirono, rinnegarono e abbandonarono anche Tuo figlio, Gesù.
Ti ringrazio, Creatore fantasioso e geniale, dei mezzi espressivi di cui mi hai dotato per comunicare. La mia coda che si alza diritta quando corro incontro alla creatura umana che io amo e che mi ama è il punto esclamativo che le esprime la mia gioia per il suo ritorno. Il mio mantello setoso che ama le carezze e il mio piccolo corpo caldo che si accoccola accanto al suo sanno trasmettere il calore di una presenza, discreta ma importante quando si è troppo soli. E quando sulla strada della sua vita scenderà la sera del dolore, i miei occhi lucenti di un bagliore che vince l'oscurità della notte le permetteranno ancora di guardare lontano. I miei occhi che brillano nel buio sapranno dirle che nessuna notte è tanto oscura se la Tua bontà pone un gatto, anche solo un gatto accanto al suo cuore ferito ed insieme aspetteremo che sorga una nuova alba di luce.
Ti ringrazio, Signore, di avermi creato Tuo strumento per rallegrare la vita umana. E quando la mia piccola esistenza sarà compiuta, non permettere che io vada perduto nel nulla. Nel mistero della resurrezione di Cristo, primogenito di tutte le creature, fammi partecipe della Tua eternità.
E quando da una nuvola calda e dorata di sole udrai la vocetta di tutti i gatti del mondo dispiegarsi in un inno di amore e di lode, unirsi al coro maestoso di Serafini, Troni, Cherubini e Dominazioni, Ti prego, Signore, sorridi!
Niño
00:39 Scritto da: malykaa in Pensiero di gatto | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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Pensiero di gatto

Vorrei raggiungerli,afferarli e danzare con essi.
Mi perdo dinanzi alla grandezza di Giove e cedo all'incanto dei suoi anelli perfetti.
Quando il giorno va a dormire,
intrattengo la luna e quando la luna
s'addormenta converso con il sole"
A tutto questo pensano i gatti quando scrutano il cielo notturno.
Essi sono doni inviatici dall'universo;
nei loro occhi luccica l'inesplorato.
Miagolina
00:30 Scritto da: malykaa in Pensiero di gatto | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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